Lieve

Piccolo mio sollievo
Ti ho scrutata a lungo
Fin dai primi giorni.
Così fresca e piumata
Hai salito scale lontane
E cullato i miei occhi.
Sei stata chiave
Di enigmi segreti
Che ti ho voluto
Dolcemente sussurrare.
Lunghi capelli
Di materiali preziosi
Snodavi allegra
Nel mio ricordo privato.
Affascinato da te
Ti terrò sempre
In memoria.

Il terremoto

La vita è tornata al suo corso
da quando sei andato via.
La paura di averti
riempie ancora
i letti e le menti,
la gente vive
di apparenze
di inganni e false speranze.
Il ricordo è invincibile,
come te.
Abbiamo mangiato in giardino,
pizze già tagliate
per non dover entrare in casa,
abbiamo dormito in macchina
con gli occhi aperti,
per la paura che tu tornassi.
La casa si piegava ai tuoi ordini,
seguiva le tue volontà
tradendo la fiducia di quanti
aveva, fin quel momento,
protetto.
Nessuno vuole più pensare a te
ma tu prepotente invadi le nostre menti
e ti nutri di spazi
che non vorremmo mai dedicarti.
La paura è rabbia,
perché non hai chiesto a nessuno
il permesso di entrare.
Ci hai scrollato dai letti
ci hai derubati, come un ladro.
Le prime notti,
dopo la tua scomparsa,
sentivo un continuo tremare,
avevo paura del mio stesso cuore,
che palpitava
talmente veloce e intimorito
da farmi sentire la sua eco
e anche la tua.
Avevo paura dei mie battiti
e perfino dei miei piedi,
che smuovevano troppo
le lenzuola di cotone.

Noi, bambine

Temo il ricordo
di noi, bambine,
piccoli semi
piantati vicini.
Tutto cresce ma
la tua ombra mi copre,
mi soffoca,
mi rende debole.
Non è l’ombra
di una nuvola
che protegge dai raggi.
Tu mi uccidi.
Sei pioggia acida
che corrode ogni ricordo.
E’ tardi ora.
Gocce incessanti
solcano il volto,
annego,
fradicia del tuo veleno.
Anime fredde, le nostre,
incapaci al perdono
destinate al silenzio.